E’ un quesito a cui si può rispondere molto semplicemente citando un concetto chiaro e veritiero del mitico Ryszard Kapuściński, grande viaggiatore e scrittore straordinario: “…Viaggiare è uno stress, una fatica, un pericolo. Richiede concentrazione….sai che sei in un dato posto con certe persone e in un momento irripetibile, perciò devi avere la capacità di coglierne l’assoluta unicità…”.
Viaggiare è incontrare, è fuga, è distacco per riordinare le idee, rottura delle consuetudini d’ogni giorno, è mistero che ci affascina proprio perché ignoto.
Il viaggio ci dà la possibilità di riflettere, di conoscere luoghi che abbiamo solo potuto immaginare, ci fa cambiare la nostra identità, il nostro modo di relazionarci con la realtà che ci circonda. Noi stessi diventiamo i testimoni di un’esperienza, unica e originale, con la quale poter conoscere, capire, sentire, osservare, ascoltare le azioni, le idee, altre esperienze, altri modi di definire la realtà.
Viaggiare ci mette in comunicazione con la nostra diversità, con quello che di noi spesso non emerge nella normalità del vivere.